Lunedì, 20 Novembre 2017

Incontri Armeni

"Sorgeva sopra questo manto di fiori una casetta di legno. Anzi due: una piccola abitazione e un luogo di ristoro.

Dall'abitazione scendeva una donna con due boccali di birra. Fu un istante pronunciare all'unisono: “fermiamoci”. L'acqua delle borracce, calda com'era, non poteva calmare la sete che la fatica del superamento dei 1800 metri aveva prodotto.  La lingua secca e la gola tesa erano ancora  sintomi vivi nonostante il rilassamento sensoriale che il luogo ci offriva. Sembrò una chiamata o forse ci chiamò davvero la signora con i boccali freschi in mano. Sorrise quando le fummo vicini e il suo dente d'oro brillò più del raggio solare che colpì gli occhiali sistemati sui capelli. Quasi rossi,  incorniciavano un viso senza trucco, se si esclude un pizzico di rossetto rosa tenue. Aveva al collo un tesserino con fotografia a giustificare la sua legale attività di imprenditrice. 

Entrammo nella casetta di legno e lei depose le birre sul tavolo dove due clienti la stavano aspettando con i boccali vuoti. Uscì e rientrò subito dopo con altri due boccali per noi. Il nostro abbigliamento probabilmente stupì i presenti perché si guardarono e ci sorrisero. Mi sembrarono due contadini o pastori, potevano essere le controfigure di Antony Queen e di Gastone Moschin in età matura.

Ora si trattava di entrare in sintonia e comunicare. Come il solito nessuna lingua fu in grado di rompere il muro iniziale. Ma la conversazione iniziò, si protrasse e continuò con una facilità tale come se il dono della glossolalia fosse stato elargito a tutto il gruppo. Non posso confermare cosa loro abbiano capito, ma noi abbiamo ragionato con loro su molti argomenti compreso internet e luoghi dove passare la notte. Ma l'argomento più attivo e comprensibile risultò essere l'amicizia Putin-Berlusconi e la mimica a cui ricorse Gastone Moschin per raccontare i vantaggi di questa amicizia fu eloquente al massimo: il bacino si protrasse più volte avanti indietro nello stereotipato gesto di fare l'amore. Antony Qeen, barba ispida e giubbotto in pelle, approvò e condivise. Ci invitò perfino a dormire nella sua abitazione.  Avremmo potuto anche accettare se solo avessimo capito dove si trovasse. Promise pure la sua visita al mio sito, una volta a casa, dove figli o nipoti trafficavano con il computer. Giyorigia, la titolare, sorpresa dalla conversazione, mostrava interesse. In disparte taceva trattenendo in mano i boccali vuoti. Dalla finestra scorgevo un gazebo di tela bianca, che sembrava una chiesetta alpina in mezzo al prato ricolmo di margherite e all'orizzonte una sequenza di onde verdi, suggestive, lussureggianti. Il sole si era ritirato dietro le quinte delle montagne, era ora di salutare. Gli attori si trovavano perfettamente a loro agio sotto le inquadrature delle nostre fotocamere e, con il sorriso più naturale del mondo, interpretarono il finale del film “cicloturismo in Armenia” imbracciando le biciclette, i caschi e occhiali da sole. “Cicloturismo in Armenia, la gioia di trasmettere gioia a chi non ha mai visto la bicicletta!” e ancora “girare il mondo in bicicletta significa legarsi intimamente con le persone che incontri!” I sottotitoli erano pronti, il trailer sarebbe arrivato, il film sarebbe stato un successo. Il Paese che stai percorrendo per turismo può aiutare o anche ostacolare il processo di meraviglia interiore che si prova a contatto di abitudini e comportamenti. Ma la gente Armena stupisce per la facilità dell'approccio e per la sensibilità con la quale cercano di venirti incontro e capirti. La guancia ispida di Antony Queen resta ancora oggi la carezza avuta da tutta l'Armenia."