Monastero-fortezza di Akhtala

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Akhtala nel X secolo era già fortificata, per proteggerla dalle invasioni delle diverse tribù turche, provenienti dalle steppe dell’Asia Centrale. Complesse e tormentate furono le sue vicende dinastiche. Il suo nome locale di Pghindzavank (che vuol dire “monastero della miniera di rame”), indica chiaramente la sua posizione molto vicina ad una ricca miniera di rame, oro e bronzo. A costruire il monastero fu la famiglia dei Kyurikidi imparentata con i Bagratuni di Sanahin. La chiesa della Santa Madre di Dio, fu ricostruita nel XIII secolo dal principe Ivan Zakarian, che la convertì al rito ortodosso georgiano. L’invasione dei mongoli nel 1220 e quella di Tamerlano nel 1400, misero a dura prova il cristianesimo armeno. Nel XVIII secolo circa 800 famiglie greche si stabilirono a Pghindzavank, per lavorare nelle miniere.

Tutti questi popoli passati di qui, lasciarono la loro impronta nell’architettura e nel modo di vivere. Restano a testimoniare questa storia così tormentata, parte delle alte mura di pietra basaltica con l’unico accesso tra due bastioni. Passato l’arco d’ingresso, s’accede alla chiesa della Santa Madre di Dio che appare come un insieme di casette dai tetti spioventi, raccolte attorno ad una grande base a croce greca. Al centro della croce sorgeva una cupola ora scomparsa, sostituita da una copertura, su ogni facciata del cubo di base è incisa una grande croce. La legenda tramanda che in questa chiesa si conservasse la croce con cui Giovanni Battista aveva battezzato Gesù Cristo, quella croce che Ivan Zakarian aveva venduto al monastero di Noravank. L’interno della chiesa di Akhtala è completamente affrescato in stile bizantino con dominanti di colore blu: una vera rarità. Al centro dell’abside è dipinta la madonna col bambino e tutte le pareti presentano figure di santi tra i quali si può riconoscere Gregorio l’Illuminatore, il fondatore della chiesa armena. Testi di Gabriella Pittari tratti dal volume “Con l’Armenia nel cuore” edizioni Oragiovane  PD.

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